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Guida 10 agosto 2026 · lettura 8 min

Windows 10 senza supporto: le 3 opzioni per la tua azienda nel 2026

Il supporto ordinario a Windows 10 è finito, ma Microsoft ha prorogato le patch di sicurezza fino a ottobre 2027. È una buona notizia — a patto di capire cosa copre davvero e cosa no. Ecco le tre strade possibili per un'azienda, coi costi veri di ciascuna.

Cosa è successo, in breve

Il 14 ottobre 2025 Microsoft ha terminato il supporto ordinario di Windows 10: niente più nuove funzioni, niente assistenza tecnica. Le sole patch di sicurezza continuano attraverso il programma ESU (Extended Security Updates), e a giugno 2026 è arrivata la novità: per i privati la copertura ESU è stata prorogata gratis fino a ottobre 2027 (prima finiva a ottobre 2026). La proroga è passata quasi in sordina — Microsoft l'ha comunicata aggiornando la documentazione, senza annunci in grande stile.

Attenzione però al dettaglio che riguarda te: la proroga gratuita è pensata per l'uso privato. Per i PC aziendali gli ESU restano a pagamento, con un listino che raddoppia ogni anno e una scadenza definitiva a ottobre 2028. Dopo, stop per tutti. Quindi la domanda non è "se" migrare, ma come e quando. Le opzioni sono tre.

Opzione 1 — Restare su Windows 10 con gli ESU

Per chi ha senso: PC legati a un gestionale, a un macchinario o a un software che oggi gira solo su Windows 10, e per cui la migrazione richiede tempo (aggiornare il gestionale, sentire il fornitore, testare). Gli ESU comprano quel tempo.

Quanto costa davvero, per un'azienda: gli ESU aziendali si acquistano tramite licenze in volume a un listino Microsoft di circa 61 dollari per PC il primo anno, che raddoppiano ogni anno: circa 122 dollari il secondo, circa 244 il terzo. Tenere un PC su ESU per tutti e tre gli anni costa oltre 400 dollari — spesso più del valore residuo della macchina stessa. Il messaggio di Microsoft è chiaro: è un pedaggio pensato per spingerti a migrare, non un abbonamento conveniente.

E la proroga gratuita fino al 2027? Vale per i privati: richiede un account Microsoft personale con cui restare collegati al PC, e per esplicita condizione Microsoft non è utilizzabile in scenari commerciali — è preclusa ai PC aggiunti a un dominio o gestiti centralmente. Per una partita IVA con un PC "di casa" può essere un ponte legittimo; per l'ufficio, no.

I rischi, detti onestamente:

  • Gli ESU coprono solo le falle classificate critiche o importanti. Niente correzioni di bug ordinari, niente supporto se qualcosa si rompe.
  • Il mondo intorno invecchia comunque: browser, driver, antivirus e gestionali abbandoneranno Windows 10 prima che finiscano le patch. È già successo con Windows 7.
  • Il rischio più subdolo è la falsa sicurezza: "tanto ci sono gli ESU" diventa il motivo per non pianificare niente, finché il 2028 non arriva tutto insieme.

Verdetto: ottimo ponte, pessima destinazione.

Opzione 2 — Aggiornare i PC a Windows 11

Per chi ha senso: la maggior parte dei PC comprati dal 2018-2019 in poi. Windows 11 richiede il chip di sicurezza TPM 2.0, l'avvio protetto (Secure Boot) e un processore recente: se il PC li ha, l'upgrade è la strada più economica in assoluto, perché la licenza è gratuita per chi ha già Windows 10 regolare.

"Gratuita" non significa "senza lavoro": un upgrade fatto bene richiede il backup completo prima di toccare qualsiasi cosa, la verifica dei programmi installati (i gestionali fiscali datati sono i sorvegliati speciali), l'aggiornamento dei driver e un controllo finale su stampanti, email e periferiche. Fatto di corsa senza backup, un upgrade che va storto diventa un fermo di giorni.

Quanto costa da noi: l'upgrade a Windows 11 è un pacchetto a prezzo fisso — € 79 a PC se il PC è compatibile, € 129 se non ha il TPM 2.0 ufficiale (in quel caso l'installazione aggira i requisiti Microsoft: funziona, ma te lo diciamo con il suo disclaimer onesto — Microsoft non la garantisce, e se vuoi certezza al 100% sui prossimi cinque anni la risposta è un PC nuovo). Tutti i pacchetti includono backup pre-upgrade, driver e ottimizzazione, e li trovi anche nello shop interventi.

Verdetto: la scelta giusta per la maggioranza del parco macchine. Costo certo, si chiude in mezza giornata a PC.

Opzione 3 — Sostituire le macchine

Per chi ha senso: PC ante 2016, macchine con disco meccanico, 4 GB di RAM, ventole che urlano. Su hardware così, portare Windows 11 è accanimento terapeutico: spendi per l'upgrade e ti resta comunque un PC lento, fuori garanzia, con componenti a fine vita. Il fermo che prima o poi ti farà perdere una giornata costa più del PC nuovo.

Il costo vero della sostituzione non è solo la macchina: è il travaso. Documenti, email, account, password, stampanti, gestionale: da noi la migrazione dal PC vecchio al nuovo costa € 89 a postazione, backup del vecchio incluso — così il lunedì mattina la persona si siede e lavora, invece di cercare i suoi file.

Un consiglio da chi lo fa di mestiere: non sostituire tutto insieme. Spalmare i ricambi su 6-12 mesi rende la spesa digeribile e ti permette di partire dalle postazioni più critiche.

Verdetto: inevitabile per i PC più vecchi. Meglio programmata ora che subita nel 2027.

La tabella decisionale: quale opzione per quale PC

Non esiste "la" risposta per l'azienda: esiste una risposta per ogni PC. Questa tabella copre i casi tipici.

Situazione del PCOpzione consigliataCosto indicativo
Comprato dal 2019 in poi, compatibile Windows 11Upgrade subito€ 79/PC
2016-2018, senza TPM 2.0 ufficiale ma ancora in formaUpgrade "PC datato" (con disclaimer) o sostituzione se il budget c'è€ 129/PC
Ante 2016, disco meccanico, lentoSostituzione programmata + migrazione datiPC nuovo + € 89/PC
Legato a gestionale o macchinario che gira solo su Windows 10ESU come ponte + piano di migrazione con il fornitore del softwarelistino Microsoft (da ~61 $/PC/anno, raddoppia)

Il caso reale: la PMI col parco macchine misto

L'azienda tipo che seguiamo ha 10 PC di età diverse: tre recenti già compatibili, quattro del 2017-2018 senza TPM ufficiale, due "reduci" ante 2016 e uno legato al gestionale di produzione. La tentazione è rimandare tutto ("tanto c'è tempo fino al 2027"); il risultato della tentazione è trovarsi nel 2027 con dieci migrazioni da fare in un mese, i fornitori intasati e i prezzi dei PC in salita per la domanda.

La strategia che funziona è più noiosa e molto più economica:

  1. Inventario: per ogni PC — anno, compatibilità Windows 11, cosa ci gira sopra. Mezza giornata di lavoro che vale oro.
  2. Tre gruppi: da aggiornare subito · da aggiornare con verifica (o sostituire) · da sostituire. Il PC del gestionale fa gruppo a sé, con gli ESU come ponte e una data di uscita scritta.
  3. Calendario su 6-12 mesi: 2-3 PC al mese, partendo dai più critici. Spesa spalmata, zero giornate di fermo collettivo.

Se non sai da dove partire, l'inventario lo facciamo noi: il check-up IT gratuito ti dice esattamente quali PC sono compatibili, quali no e in che ordine conviene muoversi.

E dopo la migrazione? Il problema non era Windows

Una verità scomoda per chiudere: la fine di Windows 10 è solo l'episodio più visibile di un problema permanente — i sistemi vanno tenuti aggiornati sempre, non una volta ogni dieci anni sotto scadenza. La maggior parte degli attacchi passa da falle già corrette che nessuno ha applicato: Windows, ma soprattutto browser, PDF, Office e i programmi di terze parti.

È il motivo per cui nei nostri abbonamenti il patch management è gestito: gli aggiornamenti li applichiamo e li verifichiamo noi, su Windows e sulle app, senza che tu debba ricordartene. Così la prossima scadenza epocale — perché ci sarà — ti troverà con l'inventario già fatto e i sistemi già pronti. Se vuoi capire quale piano ha senso per la tua dimensione, il test dei 90 secondi te lo dice senza parlare con nessuno.

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